Ok, ora si fa sul serio. Se sei qui è probabile (possibile, quanto meno) che tu abbia deciso di inviare a Bomarscé un testo, cioè un racconto di finzione. Benvenuto, allora: segui cortesemente alcune semplici indicazioni.
Venerdì 29 maggio si è chiusa la call di racconti, a tema L’imprevisto, per collaborare al secondo numero della rivista. Al momento, e fino al lancio della prossima call, non è possibile inviare alcun testo.
Tuttavia, puoi leggere qua sotto le regole generali per collaborare, così da essere pronto per quando sarà di nuovo aperto l’invio delle opere.

Il racconto dovrà inequivocabilmente essere quello che è un racconto: cioè un racconto. Non un aforisma, non una poesia, non una canzone, non un romanzo breve. Diamoci una misura, tanto per stare tranquilli: non meno di 5000 e non più di 35000 battute (spazi inclusi, s’intende). Un racconto non è (solo) una questione di lunghezze, ma ci siamo capiti.

Spesso, quando mi invitavano a cena, arrivavo dalla finestra.
Mi divertivo a bussare al vetro, a cogliere di sorpresa gli ospiti e a spaventare la padrona
di casa.

Abbandonarsi a vivere
Sylvain Tesson

Siamo entusiasti di ricevere e leggere testi totalmente inediti: ma possiamo anche valutare opere già apparse da qualche parte, purché la pubblicazione su Bomarscé non leda alcun diritto d’autore e il racconto non sia stato inviato contemporaneamente ad altre riviste. Sui testi già editi, comunque, ci sarà un supplemento di dibattito tra la redazione e lo scrittore.
I diritti e la proprietà intellettuale di tutto ciò che pubblicherà Bomarscé restano agli autori.

I testi dovranno essere inviati a posta@bomarsce.it (oggetto: Tema della call – Nome Cognome – Titolo del racconto) in formato .doc(x) o simile (Word, OpenOffice, ecc.) e nominati così: nome-cognome_titolo_del_racconto.
Alla fine del testo scrivi una breve biografia (breve breve eh…) dove ci dici due o tre cose mirabolanti su di te.

Leggiamo tutto e rispondiamo a tutti. Agli autori le cui opere saranno selezionate per la pubblicazione (giubilo!!!) potrebbe essere proposto un intervento di editing, di norma non troppo invasivo e comunque concordato insieme.

Bomarscé non fa soldi, non guadagna da nulla, e quindi non può corrispondere alcun compenso, perché la bellezza del mercato, qui, non c’entra nulla. Però Bomarscé è gentile, ci mette impegno e cura, ripudia la sciatteria e, non potendo comunque prescindere dalle personali inclinazioni dei redattori che la animano, cerca nei testi un valore e negli autori una voce.
Potrebbe essere una bell’avventura, no?


Se sei un grafico, un illustratore, un web designer, un fotografo, un editor, un lettore o uno a cui piace impiegare il proprio tempo senza alcun ritorno né economico né di gloria (si rilegga la frase anche al femminile), scrivi a redazione@bomarsce.it e troveremo qualcosa da farti fare.