Ok, ora si fa sul serio. Se sei qui è probabile (possibile, quanto meno) che tu abbia deciso di inviare a Bomarscé un testo, cioè un racconto di finzione.

Solo “godersi la vita” è una prospettiva insostenibile, poiché ogni momento senza un progetto di scrittura assomiglia all’ultimo.

Memoria di ragazza
Annie Ernaux

Bomarscé pubblica un racconto per volta, a tema libero. Stiamo ripartendo in questi giorni (giugno 2026) quindi non sappiamo ancora come sarà a regime, ma l’idea è pubblicare un racconto a settimana. Arriverà un momento, ti avviseremo, in cui realizzeremo un Pdf scaricabile gratuitamente, potenzialmente anche una versione cartacea, a pagamento, con i migliori racconti di un certo periodo, illustrati. 
È possibile inviare testi a Bomarscé dall’1 al 16 di ogni mese, tranne agosto e salvo diverse indicazioni che saranno scritte qui e su Instagram e Facebook

Per essere letti e valutati, nel senso di considerati per la pubblicazione (non è che qui ci mettiamo a giudicare…), occorre seguire le regole generali, qui sotto.

Il racconto, inedito, dovrà inequivocabilmente essere quello che è un racconto: cioè un racconto. Non un aforisma, non una poesia, non una canzone, non un romanzo breve. Diamoci una misura, tanto per stare tranquilli: non meno di 5.000 e non più di 35.000 battute (spazi inclusi, s’intende). Un racconto non è (solo) una questione di lunghezze, ma ci siamo capiti.
I diritti e la proprietà intellettuale di tutto ciò che pubblica Bomarscé restano agli autori.

I testi dovranno essere inviati a posta@bomarsce.it (oggetto: Nome Cognome – Titolo del racconto) in formato .doc(x) e nominati così: nome-cognome_titolo_del_racconto.
Alla fine del testo scrivi una breve biografia (breve breve eh…) dove ci dici due o tre cose mirabolanti su di te.
È molto preferibile che il font del testo sia Calibri 11, interlinea 1,5, e che per i dialoghi si usino le caporali (« ») e i pensieri le virgolette alte (” “): se lo scrivi così parti già bene.

Leggiamo tutto e rispondiamo a tutti. Alle autrici e agli autori le cui opere saranno selezionate per la pubblicazione (giubilo!!!) potrebbe essere proposto un intervento di editing, di norma non troppo invasivo e comunque concordato insieme.

Bomarscé non fa soldi, non guadagna da nulla, e quindi non può corrispondere alcun compenso, perché la bellezza del mercato, qui, non c’entra nulla. Però Bomarscé è gentile, ci mette impegno e cura, ripudia la sciatteria e, non potendo comunque prescindere dalle personali inclinazioni dei redattori che la animano, cerca nei testi un valore e negli autori una voce.
Potrebbe essere una bell’avventura, no?